Il Cav. operaio c'è, manca il miracolo

Se n’è accorto anche il Guardian. Il Cav. ha smesso la tuta del supereroe per consegnarsi alla divisa autorevole, ma pure sconcertante, da “anziano statista”. Così scrive il quotidiano inglese, illuminando la “sobrietà” di un ex gaffeur incline alla provocazione mobilitante (vedi Alitalia), incredibilmente giovanile ma incardinato in un contegno “irriconoscibile”. Non è soltanto il Berlusconi biologicamente invincibile che si balocca con l’anagrafe, né si ha a che fare con la dissimulazione del candidato maturo alle prese con un più giovane rivale e così simile a lui (c’è anche questo, ma non è che un frammento).
29 MAR 08
Ultimo aggiornamento: 04:33 | 8 AGO 20
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Se n’è accorto anche il Guardian. Il Cav. ha smesso la tuta del supereroe per consegnarsi alla divisa autorevole, ma pure sconcertante, da “anziano statista”. Così scrive il quotidiano inglese, illuminando la “sobrietà” di un ex gaffeur incline alla provocazione mobilitante (vedi Alitalia), incredibilmente giovanile ma incardinato in un contegno “irriconoscibile”. Non è soltanto il Berlusconi biologicamente invincibile che si balocca con l’anagrafe, né si ha a che fare con la dissimulazione del candidato maturo alle prese con un più giovane rivale e così simile a lui (c’è anche questo, ma non è che un frammento). Tantomeno può trattarsi del genio pop irrancidito dalla condanna a rivincere, però maluccio, come insinua la stampa veltroniana equivocando sull’happy ending. Il Cav. di queste ore è un’altra cosa, è il trionfatore annunciato delle elezioni di primavera – ma fa bene a mostrarsi pensoso, sennò il moderato gli si riaddormenta proprio nei due giorni del voto – e ha già vinto nel momento stesso in cui ha concepito il Pdl dal predellino di un’automobile, facendo poi salire Gianfranco Fini nel posto riservato al secondo pilota di sicuro avvenire. Come e meglio del vecchio Polo del buon governo, il Pdl va incontro alla palma elettorale con la certezza di aver superato le vecchie divisioni incapacitanti. Ma il suo leader deve combinare l’animo del presidente operaio con il realismo dell’uomo di stato consapevole, per la prima volta, che le circostanze economiche non consentono di sognare un miracolo diverso dal rimettere in piedi l’Italia. Fosse pure insistendo con il “nazionalismo economico” che ha colpito il Guardian.